La sottoscritta Consigliera Comunale

PREMESSO CHE

  • il Palazzo del Lavoro, noto anche come Palazzo Nervi, situato in via Ventimiglia, nell’area di Italia ’61, costituisce uno degli edifici più rappresentativi dell’architettura moderna italiana e uno dei luoghi simbolo della storia urbanistica, economica e industriale di Torino;
  • il complesso venne realizzato in occasione delle celebrazioni di Italia ’61, per il centenario dell’Unità d’Italia, su progetto dell’ingegnere Pier Luigi Nervi, con il contributo dell’architetto Gio Ponti e di altri professionisti, rappresentando un esempio di eccezionale rilevanza per concezione strutturale, dimensioni, organizzazione degli spazi e qualità architettonica;
  • il Palazzo del Lavoro rappresenta un elemento di particolare rilievo nel paesaggio urbano meridionale della città e costituisce, per posizione, dimensioni e riconoscibilità, una sorta di porta d’ingresso a Torino per chi proviene da sud;
  • proprio per tale ragione, le condizioni di abbandono, degrado e mancata rifunzionalizzazione dell’edificio producono conseguenze che vanno ben oltre il singolo immobile, incidendo sull’immagine complessiva della città, sulla qualità urbana del quartiere, sulla fruibilità degli spazi circostanti e sulla capacità di valorizzare un patrimonio architettonico di rilevanza nazionale;
  • il Palazzo del Lavoro versa da molti anni in condizioni di sostanziale inutilizzo, nonostante il succedersi di ipotesi progettuali, annunci, interlocuzioni istituzionali, iniziative di messa in sicurezza e prospettive di investimento che, fino a oggi, non hanno condotto alla piena restituzione dell’edificio alla collettività;
  • il protrarsi di tale situazione determina una evidente dispersione del potenziale culturale, sociale ed economico dell’immobile e dell’area circostante, impedendo alla città di beneficiare di una struttura che potrebbe ospitare attività culturali, espositive, congressuali, universitarie, innovative o altre funzioni compatibili con le sue caratteristiche architettoniche e con gli strumenti urbanistici vigenti;

RICORDATO CHE

  • con l’interpellanza n. 217/2026, presentata in data 19 marzo 2026, la sottoscritta aveva già sottoposto al Sindaco e all’Assessore competente la questione delle prospettive di riqualificazione del Palazzo Nervi, chiedendo aggiornamenti sullo stato del dossier e sulle intenzioni dell’Amministrazione;
  • nella medesima interpellanza venivano richiamate le dichiarazioni attribuite al Sindaco, improntate a un prudente ottimismo, ma accompagnate dalla consapevolezza che la complessità della struttura costituisce un elemento determinante e che «qualunque modello di utilizzo e gestione operativa non può prescindere dai suoi vincoli architettonici»;
  • l’interpellanza n. 217/2026 evidenziava inoltre come il protrarsi dell’assenza di risultati concreti, a fronte di ripetuti annunci e di ipotesi progettuali non approdate a una soluzione definitiva, sollevasse interrogativi sull’efficacia dell’azione istituzionale e sulla capacità di imprimere una svolta a una vicenda che si trascina da anni;
  • nel mese di maggio 2026 la sottoscritta ha ricevuto la risposta dell’Assessore competente, Paolo Mazzoleni, in merito allo stato della riqualificazione;
  • a distanza di pochi mesi da tale risposta, la vicenda sembra nuovamente caratterizzata da una sostanziale incertezza, alla luce delle notizie pubblicate nell’ottobre 2026 sul ritiro di Equiter dal confronto con Cassa Depositi e Prestiti;
  • la successione degli eventi induce a domandarsi se le rassicurazioni e le prospettive prospettate nella precedente interlocuzione consiliare fossero supportate da un percorso sufficientemente definito, da impegni verificabili e da un quadro finanziario e operativo concretamente sostenibile.

RILEVATO CHE

  • il quotidiano La Stampa, nell’articolo pubblicato l’8 ottobre 2026 dal titolo «Palazzo del Lavoro, tutto da rifare: si sfila uno dei partner del piano da 150 milioni», riferisce che Equiter avrebbe deciso di uscire dal tavolo di confronto con Cassa Depositi e Prestiti, motivando la decisione con l’eccessivo prolungamento dei tempi necessari per arrivare a una soluzione;
  • secondo quanto riportato dal medesimo articolo, il piano di riqualificazione avrebbe contemplato un investimento nell’ordine di 150 milioni di Euro e l’obiettivo di avviare gli interventi entro l’estate, prospettiva che risulterebbe ora compromessa dall’uscita di uno degli interlocutori principali;
  • il portale TorinoNews24, nell’articolo del 9 ottobre 2026 intitolato «Torino – Si blocca il rilancio del Palazzo del Lavoro. Tutto da rifare: Equiter abbandona il progetto. Le ultime», riferisce analogamente che il ritiro di Equiter avrebbe reso più difficile proseguire lungo il percorso inizialmente delineato;
  • secondo la ricostruzione giornalistica, il confronto promosso da Cassa Depositi e Prestiti avrebbe coinvolto diversi soggetti, tra cui Equiter, rappresentanti delle istituzioni e fondi privati riconducibili alla famiglia Al-Thani, nell’intento di individuare una soluzione condivisa per la valorizzazione dell’immobile;
  • le medesime notizie riferiscono che, nonostante le interlocuzioni e le ipotesi avanzate, non sarebbe stata individuata una soluzione definitiva e resterebbero da chiarire le prossime mosse dei soggetti coinvolti;
  • occorre pertanto distinguere tra l’esistenza di contatti, manifestazioni di interesse e ipotesi preliminari, da una parte, e l’effettiva disponibilità di un progetto approvato, di risorse finanziarie impegnate, di un soggetto attuatore e di un cronoprogramma vincolante, dall’altra;
  • la differenza tra tali due livelli è sostanziale, poiché la prospettiva di un investimento di 150 milioni di Euro, se non accompagnata da un quadro finanziario verificabile e da un accordo operativo, non costituisce di per sé una garanzia dell’avvio dei lavori;

CONSIDERATO INOLTRE CHE

  • la storia recente del Palazzo del Lavoro è caratterizzata da numerose ipotesi di riutilizzo, anche significativamente differenti tra loro, che hanno compreso funzioni commerciali, culturali, espositive, universitarie, congressuali e di innovazione;
  • tale pluralità di ipotesi evidenzia la necessità di definire preliminarmente una visione chiara e condivisa circa la funzione futura dell’edificio, evitando che il dibattito rimanga indefinitamente circoscritto a manifestazioni di interesse non seguite da decisioni operative;
  • la destinazione funzionale dovrà essere compatibile con i vincoli architettonici e culturali, con le condizioni strutturali dell’edificio, con la sostenibilità economica della gestione e con gli strumenti urbanistici applicabili;
  • l’esigenza di individuare un modello economicamente sostenibile non può tuttavia tradursi in un rinvio senza termine delle decisioni, né può giustificare l’assenza di un percorso verificabile che consenta di passare dalla fase interlocutoria a quella progettuale e attuativa;
  • un intervento di recupero di tale portata dovrebbe essere accompagnato da una valutazione trasparente delle diverse alternative, dei costi di investimento e di gestione, delle fonti di finanziamento, delle possibili funzioni pubbliche e private, nonché delle ricadute attese sul quartiere e sull’intera città;
  • appare opportuno che il Comune si faccia promotore, nell’ambito delle proprie competenze, di una verifica aggiornata e formalizzata dello stato del progetto, chiedendo alla proprietà informazioni puntuali circa gli sviluppi successivi all’uscita di Equiter;
  • in mancanza di un progetto immediatamente cantierabile, è comunque necessario disporre di una strategia intermedia per la conservazione, la manutenzione e la sicurezza dell’immobile e delle aree circostanti, in modo da impedire un ulteriore deterioramento del bene;

RICHIAMATE

le seguenti fonti giornalistiche:

  • La Stampa, 8 ottobre 2026, «Palazzo del Lavoro, tutto da rifare: si sfila uno dei partner del piano da 150 milioni», relativo all’uscita di Equiter dal tavolo con Cassa Depositi e Prestiti e all’incertezza sul piano di recupero;
  • TorinoNews24, 9 ottobre 2026, «Torino – Si blocca il rilancio del Palazzo del Lavoro. Tutto da rifare: Equiter abbandona il progetto», relativo alle conseguenze del ritiro di Equiter e alle prospettive del piano di riqualificazione;
  • Torino Oggi, 3 aprile 2026, «Palazzo del Lavoro messo in sicurezza, ma il futuro (tra sogni qatarini) resta un rebus», che ricostruisce le incertezze sulla destinazione dell’edificio, le ipotesi di coinvolgimento di investitori privati e la mancanza di un quadro finanziario definitivo;
  • Rai TGR Piemonte, 29 gennaio 2026, «Palazzo del lavoro, spiraglio della rinascita», servizio nel quale vengono riportate le dichiarazioni del Sindaco circa le valutazioni progettuali in corso da parte di Cassa Depositi e Prestiti e la speranza di poter comunicare alla città gli sviluppi del dossier;
  • La Stampa, 20 luglio 2024, «Nessuno lavora al recupero del Palazzo del Lavoro», articolo che evidenziava come il dossier non risultasse tra le priorità di Cassa Depositi e Prestiti e come la prospettiva di recupero fosse ancora incerta;
  • Corriere della Sera – Torino, 7 giugno 2023, «Il futuro del Pala Nervi sul modello delle OGR», articolo che riferiva dell’ipotesi di un polo per startup e imprese innovative, con il possibile coinvolgimento delle fondazioni bancarie;
  • Corriere della Sera – Torino, 27 novembre 2023, «Pala Nervi “commerciale”, primo passo per la rinascita», articolo relativo alla variante urbanistica e al percorso allora prospettato per la riqualificazione dell’edificio;
  • Torino Oggi, 26 settembre 2025, articolo sul possibile futuro artistico del Palazzo del Lavoro e sulle interlocuzioni con Cassa Depositi e Prestiti, nel quale venivano richiamati il valore architettonico dell’immobile, la necessità di rispettarne i caratteri originari e gli interventi di messa in sicurezza;

EVIDENZIATO CHE

  • le notizie giornalistiche sopra richiamate restituiscono un quadro di persistente incertezza, nel quale alle aspettative di rinascita si alternano rallentamenti, ripensamenti e difficoltà nell’individuazione di una soluzione condivisa;
  • il ripetersi pluriennale di annunci e ipotesi progettuali, senza l’individuazione di un percorso attuativo certo, rischia di alimentare nella cittadinanza una comprensibile sfiducia nella capacità delle istituzioni di affrontare e risolvere una vicenda che si protrae da tempo immemore;
  • il ritiro di Equiter, se confermato, rende indispensabile un chiarimento non soltanto sul futuro dell’investimento da 150 milioni di Euro, ma anche sullo stato delle interlocuzioni con gli altri soggetti e sulle effettive prospettive di recupero;
  • la Città deve poter illustrare al Consiglio comunale quali siano gli elementi di novità rispetto alla risposta fornita nel maggio 2026 all’interpellanza n. 217/2026, quali risultati siano stati raggiunti nel frattempo e per quali ragioni non si sia ancora giunti a un esito definitivo;
  • non sarebbe accettabile che la complessità architettonica e finanziaria dell’intervento, pur reale e meritevole di attenta considerazione, diventasse una giustificazione permanente per l’assenza di scadenze, obiettivi intermedi e decisioni verificabili;
  • la sottoscritta Consigliera Comunale aveva già manifestato, con l’interpellanza n. 217/2026, la preoccupazione che le difficoltà del percorso potessero impedire il raggiungimento di risultati concreti; gli sviluppi ora riportati dalla stampa sembrano purtroppo confermare la necessità di un controllo consiliare più stringente;

RICHIAMATO IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

  • l’articolo 97 della Costituzione, che impone alle pubbliche amministrazioni di assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa;
  • il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, con particolare riferimento agli articoli 3 e 13, concernenti rispettivamente il ruolo del Comune e le funzioni comunali, e agli articoli 42 e 43, in materia di competenze consiliari e diritti dei consiglieri;
  • la Legge 7 agosto 1990, n. 241, con particolare riferimento ai principi di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa, di cui all’articolo 1;
  • il Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33, in materia di trasparenza amministrativa, nei limiti della sua applicabilità agli atti e alle informazioni detenuti dall’Amministrazione;
  • la Legge regionale del Piemonte 5 dicembre 1977, n. 56, recante tutela e uso del suolo, e le relative disposizioni in materia di pianificazione urbanistica;
  • il Piano Regolatore Generale della Città di Torino, le relative Norme urbanistico-edilizie di attuazione e gli atti di pianificazione concernenti il Palazzo del Lavoro, da coordinarsi con le eventuali disposizioni di salvaguardia urbanistica conseguenti alla revisione del PRG adottata nel 2026;

INTERPELLA

il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:

  1. quale sia, alla data della risposta alla presente interpellanza, lo stato effettivo e aggiornato del dossier relativo alla riqualificazione del Palazzo del Lavoro di via Ventimiglia, se l’Amministrazione comunale confermi quanto riportato dai giornali circa il ritiro di Equiter dal tavolo di confronto con Cassa Depositi e Prestiti e, in caso affermativo, quali motivazioni siano state formalmente rappresentate, quale ruolo Equiter avrebbe dovuto svolgere nel progetto, sotto il profilo finanziario, societario, tecnico o di coordinamento, se il ritiro di Equiter abbia determinato la sospensione, la rimodulazione o l’abbandono del piano di riqualificazione, oppure se il percorso sia tuttora attivo, sia pure con una diversa configurazione dei soggetti coinvolti;
  2. se l’investimento indicato dalla stampa nell’ordine di 150 milioni di Euro corrisponda a una stima preliminare, a un piano economico-finanziario formalizzato, a una proposta progettuale o a un investimento già deliberato e finanziariamente impegnato, quali fossero le fonti di finanziamento ipotizzate per tale investimento, quale quota fosse eventualmente attribuita a Equiter, quali risorse fossero riconducibili a Cassa Depositi e Prestiti e quali agli altri potenziali investitori.
  3. se permanga l’interesse dei fondi privati riconducibili alla famiglia Al-Thani, citati dalla stampa tra i soggetti coinvolti nel confronto, se tale interesse si sia tradotto in manifestazioni formali, proposte documentate o impegni economici, distinguendo chiaramente tali eventualità dalle mere indiscrezioni giornalistiche e se siano in corso interlocuzioni con altri investitori o operatori potenzialmente in grado di sostituire Equiter o di consentire una diversa strutturazione dell’operazione;
  4. quali siano le condizioni strutturali e manutentive attuali dell’immobile, quali interventi di messa in sicurezza siano stati eseguiti negli ultimi anni e quali ulteriori interventi risultino necessari per prevenire nuovi fenomeni di deterioramento, con quali fondi, quale sia lo stato attuale delle procedure urbanistiche ed edilizie relative all’immobile, con particolare riferimento alla disciplina del PRG vigente, alla revisione del PRG adottata nel 2026, alle eventuali misure di salvaguardia e agli atti necessari per rendere concretamente attuabile il recupero e se le ipotesi progettuali finora considerate siano compatibili con gli strumenti urbanistici vigenti e con quelli in corso di revisione, oppure se siano necessarie modifiche, varianti, autorizzazioni o ulteriori approfondimenti tecnici;
  5. quali destinazioni d’uso siano attualmente considerate realistiche dall’Amministrazione e dalla proprietà, se siano ancora oggetto di valutazione le ipotesi culturali, espositive, congressuali, universitarie, di innovazione o di servizio, in precedenza richiamate nel dibattito pubblico e se sia stata valutata la possibilità di sviluppare una funzione culturale o espositiva di rilievo sovralocale, eventualmente integrata con attività universitarie, congressuali, formative o di innovazione, evitando che la scelta della destinazione sia determinata esclusivamente dalla redditività immobiliare di breve periodo;
  6. quali siano le responsabilità rispettivamente attribuibili alla proprietà, al Comune e agli altri soggetti coinvolti nella conservazione dell’immobile, nell’avanzamento delle procedure urbanistiche e nella realizzazione del progetto, se l’Amministrazione ritenga possibile individuare, d’intesa con la proprietà, una soluzione transitoria che consenta almeno la conservazione attiva del bene, la prosecuzione degli interventi indispensabili e una prospettiva di apertura o fruizione compatibile con le condizioni di sicurezza, senza pregiudicare il progetto definitivo, in modo da evitare che il Palazzo del Lavoro resti ancora per anni un edificio inutilizzato, con un futuro continuamente annunciato ma mai realizzato.

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