La sottoscritta Consigliera Comunale
PREMESSO CHE
- il servizio di raccolta degli abiti usati nel territorio della Città di Torino è stato istituito a partire
dagli anni ’90, con l’obiettivo – allora innovativo e socialmente utile – di favorire il riutilizzo dei
capi d’abbigliamento, riducendo i rifiuti indifferenziati e sostenendo progetti di solidarietà a
favore di enti del terzo settore e associazioni caritative; - la collocazione dei cassoni dedicati alla raccolta degli abiti, scarpe e accessori usati era stata
giustificata da finalità ambientali e sociali, nel quadro di una più ampia strategia di economia
circolare, prevedendo che i materiali conferiti fossero avviati a centri di selezione e recupero per
il riutilizzo o il riciclo tessile; - tale servizio, gestito da AMIAT S.p.A. in convenzione con il Comune di Torino e con operatori
accreditati del settore, avrebbe dovuto garantire decoro urbano, pulizia delle aree di raccolta e un
monitoraggio costante dello stato dei contenitori;
CONSIDERATO CHE - in via San Paolo (come documentato nelle due fotografie allegate che costituiscono parte
integrante e sostanziale della presente interpellanza), il cassonetto per la raccolta degli abiti usati
versa in condizioni di grave incuria, con pantaloni e indumenti penzolanti, sacchetti aperti e
cumuli di abiti abbandonati sull’asfalto, che da “puliti, in buono stato e chiusi in un sacchetto” –
come raccomanda l’avviso di AMIAT – diventano sporchi e inutilizzabili, fatto che in sé fa notare
alla cittadinanza come la raccomandazione racchiuda persino un lato ironico; - analoga situazione si riscontra in corso Svizzera e in corso Racconigi, dove l’area circostante i
contenitori risulta spesso invasa da rifiuti tessili sparsi, sacchi lacerati e materiale non raccolto
per giorni, con un impatto fortemente negativo sul decoro urbano e sulla percezione di sicurezza
da parte dei cittadini; - altre segnalazioni simili nel frattempo sono giunte, al Gruppo Consiliare di Forza Italia, da parte
di cittadini residenti in altre zone della città, quali piazza Montanari, via Boston, corso Peschiera
all’angolo con via Pozzo Strada per le quali ci riserviamo, dopo la presentazione
dell’interpellanza, di inviare altre documentazioni fotografiche all’Assessorato competente per la
risposta; - la scritta beffarda riportata sugli stessi contenitori – “Riporre abiti usati, puliti, in buono stato,
chiusi in un sacchetto” – contrasta apertamente con la realtà quotidiana dei luoghi, dove la
gestione risulta disordinata, inefficiente e degradata; - i cittadini fanno notare come i contenitori delle zone citate siano sporchi, altro motivo per cui la
raccomandazione “Riporre abiti usati, puliti, in buono stato, chiusi in un sacchetto” appare
quanto meno anacronistica;
RILEVATO CHE - l’attuale sistema di raccolta si è progressivamente trasformato da iniziativa solidale in un punto
critico del sistema urbano di igiene pubblica, poiché i cassonetti risultano spesso oggetto di
manomissioni e razzie, con recupero illegale dei capi poi rivenduti a basso prezzo (a partire da un
Euro) a Porta Palazzo, vicino all’Antica Tettoia dell’Orologio, in altri mercati cittadini e nei
cosiddetti “suk” sparsi qua e là per la città, come segnalato dagli stessi residenti e dagli operatori
locali; - questo fenomeno, oltre a costituire una violazione delle norme sul conferimento e sulla gestione
dei rifiuti tessili, mina le finalità originarie del progetto e favorisce un’economia parallela e
irregolare, in contrasto con i principi di legalità e tutela del bene pubblico; - la persistente assenza di controlli e manutenzione periodica dei contenitori, unita all’accumulo
incontrollato di abiti e sacchi abbandonati, genera situazioni di degrado assimilabili a
microdiscariche, con potenziali rischi igienico-sanitari e di sicurezza stradale; - tali situazioni compromettono l’immagine della città e rendono evidente che il modello di
raccolta attualmente adottato non risponde più né alle esigenze di efficienza ambientale né a
quelle di decoro urbano; - il cittadino, vedendo che gli abiti conferiti nei contenitori finiscono sui mercati in vendita a un
Euro, oppure sul suolo pubblico, tutti sparpagliati o accumulati uno sull’altro è disincentivato dal
proseguire nel conferimento, avendo cura soprattutto di riporli in buono stato, lavati, piegati e
richiusi in un sacchetto, come raccomandato;
RICHIAMATO CHE - ai sensi del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), l’Amministrazione comunale ha
l’obbligo di garantire un servizio di igiene urbana efficiente e decoroso, prevenendo fenomeni di
abbandono e degrado; - l’art. 11 del Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati stabilisce che i
gestori devono provvedere alla manutenzione, pulizia e svuotamento periodico dei contenitori,
nonché al ripristino immediato in caso di danneggiamenti o conferimenti impropri; - l’Amministrazione comunale, tramite AMIAT S.p.A., ha il compito di monitorare l’efficacia del
servizio e, ove necessario, rivedere il sistema di raccolta, modificando la dislocazione o
eliminando contenitori che generano degrado o non assolvono più la loro funzione;
INTERPELLA
il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:
- quanti siano attualmente i contenitori per la raccolta abiti usati nel territorio cittadino;
- quali siano le modalità di svuotamento e manutenzione attualmente in vigore e con quale
frequenza vengano effettuati gli interventi di raccolta; - di questi contenitori, al momento del ritiro degli abiti, in percentuale, quanti vengano trovati in
queste condizioni, come dalle immagini allegate; - se l’Amministrazione comunale sia a conoscenza dello stato di grave degrado dei cassonetti per
la raccolta degli abiti usati in via San Paolo (alla quale si riferiscono le fotografie unite al
presente atto per farne parte integrante, allegati 1 e 2), corso Svizzera, corso Racconigi, piazza
Montanari, via Boston, corso Peschiera all’angolo con via Pozzo Strada; - quante segnalazioni siano pervenute, nell’anno corrente, alla mail ciclorifiuti@comune.torino.it e
al numero verde AMIAT 800-017277 riguardanti i cassoni per la raccolta abiti usati distribuiti
per la città; - se vengano effettuati sopralluoghi o verifiche tecniche da parte di AMIAT o dell’Ufficio
Ambiente della Città di Torino per valutare le condizioni di tali punti di raccolta; - se siano al corrente delle condizioni di nettezza dei contenitori, ritenuti dalla cittadinanza “in
stato pietoso”; - se siano state riscontrate o segnalate manomissioni o prelievi non autorizzati dagli operatori dei
cassonetti e quali azioni siano state intraprese per contrastare tali fenomeni; - se l’Amministrazione ritenga ancora opportuno mantenere sul territorio cittadino questo tipo di
contenitori, alla luce della loro inefficienza e delle conseguenze negative sul decoro urbano;
10.se sia in corso o in programma una revisione del sistema di raccolta degli abiti usati,
eventualmente sostituendo i contenitori attuali con punti di raccolta controllati o convenzionati
presso eco-isole, centri di raccolta o strutture associative;
11.se sia prevista una campagna informativa per sensibilizzare i cittadini a un corretto conferimento
degli abiti e per contrastare il fenomeno del commercio abusivo dei capi recuperati;
12.entro quali tempi e modalità si preveda di ripristinare condizioni di ordine e pulizia nelle vie
sopra citate, ossia via San Paolo (alla quale si riferiscono le fotografie unite al presente atto per
farne parte integrante, allegati 1 e 2), corso Svizzera, corso Racconigi, piazza Montanari, via
Boston, corso Peschiera all’angolo con via Pozzo Strada;
13.se non sia il caso di valutare la rimozione definitiva almeno dei contenitori più problematici,
dove il ritiro regolare non viene più effettuato da tempo;
14.se non sia il caso di valutare la sostituzione dei contenitori attualmente in funzione con altri di
tipo diverso che non permettano questo tipo di intromissioni dall’esterno.
Torino, 24/10/2025 LA CONSIGLIERA
Firmato digitalmente da Federica Scanderebech

Lascia un commento