La sottoscritta Consigliera Comunale
PREMESSO CHE

  • il nome amianto, o asbesto, è utilizzato per indicare sei diversi minerali della classe dei silicati:
    actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite;
  • se inalate, le polveri contenenti fibre di amianto causano il mesotelioma, un cancro relativamente
    raro delle membrane sottili che rivestono il torace e l’addome, tumori del polmone, della laringe e
    dell’ovaio;
  • in Italia la produzione, la vendita e l’uso dell’amianto sono vietati dal 1992, tuttavia esistono
    ancora nazioni in cui può essere estratto e lavorato per l’esportazione, anche perché in alcuni
    studi, finanziati dalle industrie dell’amianto, si sostiene che il crisotilo, il tipo di amianto più
    comune, non sia cancerogeno;
  • l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è espressa in ogni modo chiaramente: tutti i tipi
    di amianto sono cancerogeni;
    RILEVATO CHE
  • nel corso dei recenti lavori per la posa della nuova condotta idraulica denominata “Idropolitana”,
    destinata a raccogliere le acque meteoriche lungo corso Unità d’Italia, nel cuore del quartiere
    Italia ’61, operai incaricati da SMAT hanno rinvenuto – a pochi centimetri di profondità e in
    prossimità delle abitazioni – uno strato esteso e continuo di terreno contaminato da frammenti di
    fibrocemento contenente amianto;
  • le prime stime parlano di oltre tremila metri cubi di suolo contaminato, equivalenti a circa seimila
    tonnellate di materiale pericoloso da rimuovere, trattare e smaltire secondo le rigorose norme che
    regolano i rifiuti contenenti amianto;
  • l’area in questione, oggi percepita come uno dei simboli della Torino moderna – con i suoi ampi
    viali alberati, i parchi urbani e le architetture progettate per celebrare il centenario dell’Unità
    d’Italia – celerebbe dunque una vera e propria “cicatrice sepolta” della città, frutto di pratiche di
    smaltimento del passato che oggi rivelano tutta la loro pericolosità;
  • il materiale rinvenuto è stato confinato in circa tremila sacchi bianchi da un metro cubo ciascuno,
    accatastati ordinatamente nel cantiere e progressivamente caricati su camion diretti verso un
    impianto autorizzato della provincia di Novara, uno dei pochi siti piemontesi in grado di ricevere
    e inertizzare rifiuti contenenti amianto;
  • il cantiere dell’idropolitana è stato immediatamente sospeso e l’area messa in sicurezza per
    evitare qualsiasi dispersione di fibre aerodisperse;
  • dei fatti descritti nei punti precedenti è stato dato risalto dai principali organi di informazione;
    CONSIDERATO CHE
  • le prime ricostruzioni storiche indicano che, nel secondo dopoguerra, l’area di Millefonti (dove
    oggi sorge Italia ’61) era un territorio paludoso e instabile, e venne progressivamente consolidata
    attraverso lo sversamento di macerie provenienti dalle demolizioni postbelliche, tra cui materiali
    in fibrocemento, allora considerati innocui e largamente impiegati nell’edilizia;
  • quella che all’epoca fu vista come una soluzione tecnica rapida e funzionale si è rivelata, decenni
    dopo, una pesante eredità tossica, poiché il fibrocemento – con l’avanzare del tempo e l’azione
    degli agenti atmosferici – si degrada e rilascia fibre di amianto che, se inalate, sono notoriamente
    cancerogene;
  • la sola presenza di amianto in profondità non costituisce un pericolo immediato fintanto che il
    materiale rimane integro e confinato, ma la rimozione o la movimentazione meccanica del terreno
    (come avvenuto durante gli scavi per la nuova condotta) comporta un rischio concreto di
    esposizione per i lavoratori e la popolazione circostante, richiedendo pertanto procedure di
    bonifica estremamente rigorose e costose;
  • questo episodio mette in luce come sotto il manto urbano della Torino odierna possano ancora
    celarsi vere e proprie “discariche storiche” non censite, frutto di decenni di smaltimenti
    incontrollati e riempimenti artificiali realizzati senza alcuna valutazione d’impatto ambientale;
  • la situazione descritta non è un caso isolato: negli ultimi decenni, la città ha affrontato numerosi
    interventi di rimozione dell’amianto da scuole, ospedali, uffici pubblici, fabbriche dismesse e
    strutture industriali, in un contesto regionale segnato in modo drammatico dalla vicenda
    giudiziaria e sanitaria della Eternit di Casale Monferrato;
  • a questo si aggiunge la diffusa presenza di manufatti contenenti amianto in ambito privato, come
    coperture di tettoie, canne fumarie, pannelli isolanti, vecchi serramenti e mastici sigillanti:
    materiali spesso degradati, talvolta rimossi in modo improprio, e non sempre oggetto di
    censimento o di corretto smaltimento;
  • la città non ha mai sottovalutato il problema dell’amianto, infatti da diversi anni ha previsto,
    all’interno del suo organigramma, un settore che si occupa delle bonifiche ambientali;
  • sul territorio comunale continuano inoltre a essere rinvenute discariche abusive di rifiuti edilizi
    contenenti amianto, abbandonati nei campi, lungo le strade secondarie o nei cortili di capannoni
    dismessi, con grave rischio ambientale e sanitario per chi vive o lavora nelle vicinanze;
  • questi ritrovamenti e altri che potrebbero ancora avvenire, viste le possibili conseguenze citate in premessa, destano profonda preoccupazione nella cittadinanza torinese;
    RITENUTO CHE
  • l’episodio verificatosi a Italia ’61 costituisce un campanello d’allarme di enorme rilevanza, che
    impone all’Amministrazione Comunale di affrontare in modo sistemico e trasparente il tema delle
    contaminazioni storiche del sottosuolo urbano;
  • la mancanza di una mappatura aggiornata e completa delle aree di possibile contaminazione
    rappresenta un vuoto conoscitivo che espone a rischi sia la salute pubblica sia l’incolumità dei
    lavoratori impegnati nei cantieri, oltre a generare costi imprevisti e rallentamenti nelle opere
    pubbliche;
  • sarebbe necessario pianificare e attuare un programma straordinario di indagine, censimento,
    bonifica e comunicazione pubblica sulle aree urbane interessate da riempimenti postbellici e da
    potenziali depositi occulti di materiali contenenti amianto e altre sostanze pericolose;
    INTERPELLA
    il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:
  1. quali siano con precisione le quantità complessive di terreno contaminato da amianto rinvenute,
    già rimosse e ancora da rimuovere nell’area di Italia ’61, nonché le analisi chimiche e ambientali
    effettuate sul sito;
  2. quali siano i tempi previsti per il completamento delle operazioni di bonifica e per la successiva
    ripresa dei lavori della condotta idropolitana, e con quali modalità si intenda garantire la
    sicurezza dei lavoratori e dei residenti durante tali operazioni;
  3. quali siano i costi complessivi stimati per le operazioni di rimozione, trasporto, trattamento e
    smaltimento del materiale contaminato e da quali capitoli di spesa verranno attinti i relativi fondi
    (bilancio comunale, fondi regionali, fondi europei, o risorse a carico di SMAT);
  4. se sia stata avviata – o se si intenda avviare con urgenza – una campagna di indagine geologica e
    ambientale del sottosuolo urbano di Torino, finalizzata a individuare altre possibili aree a rischio
    per la presenza di riempimenti postbellici contenenti amianto o altri materiali pericolosi;
  5. quali iniziative di informazione, sostegno economico e assistenza tecnica si intendano
    promuovere per incentivare la rimozione sicura dell’amianto dagli immobili privati ancora
    contenenti tale materiale;
  6. quali siano le attività attualmente svolte per la prevenzione, la vigilanza e il contrasto delle
    discariche abusive di rifiuti contenenti amianto e se si preveda un potenziamento di tali azioni,
    anche tramite il coinvolgimento di ARPA, ARPA Piemonte, ASL e Polizia Municipale.
    Torino, 19/09/2025 LA CONSIGLIERA
    Firmato digitalmente da Federica Scanderebech

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