Sono contenta che il Sindaco – come annunciato – fosse presente mentre effettuavo il mio intervento, così mi sono tolta un sassolino: pensavamo – all’inizio della tornata amministrativa – che peggio dell’Appendino non si potesse fare, ed invece… Molti addirittura non sanno chi sia il Sindaco, figuriamoci gli Assessori (il 47% degli intervistati).
Nel 2021 Lo Russo prometteva concretezza.
Oggi, dopo 4 anni di mandato, resta solo la scenografia: conferenze stampa, dossier patinati, slide colorate. Ma Torino non è un convegno. È una città che affonda tra le ragnatele di cantieri infiniti, traffico paralizzato e servizi al collasso.
I cantieri aperti sono numerosi, ma molti devono la loro esistenza al PNRR, al sostegno dell’Unione Europea e al coordinamento della cabina di regia del Governo italiano. Senza questi fondi, molte opere non sarebbero nemmeno partite.
Eppure, a fine mandato, il Sindaco non mancherà di presentarsi come artefice di risultati che in realtà deve a scelte e risorse provenienti da altri livelli di governo, attribuendosi meriti che non gli appartengono, tagliando nastri e inaugurando strutture come se fossero frutto della sua azione.
Il Patto per Torino doveva essere la svolta. È diventato l’alibi.
I cantieri comunali si moltiplicano senza coordinamento, la burocrazia rallenta tutto e la tanto decantata “rigenerazione urbana” si è trasformata in paralisi urbana.
Sui servizi, la narrazione resta la stessa: numeri, annunci, slide. Ma chi vive Torino vede un’altra realtà: quartieri sporchi, periferie dimenticate. Lo Russo promette miglioramenti, ma la città resta sporca; annuncia rigenerazioni, ma le buche sotto casa restano. Mentre taglia nastri e celebra inaugurazioni simboliche, il degrado avanza, la manutenzione è inesistente e i servizi sociali restano inefficienti e inefficaci.
Torino vive sospesa tra due dimensioni: quella patinata dei convegni internazionali e quella grigia del quotidiano. Lo Russo abita la prima. I torinesi, purtroppo, la seconda.
“Torino Città del Lavoro” è lo slogan.
Ma dietro la facciata, il piano della Giunta Lo Russo si rivela un esercizio di retorica senza impatto. Tavoli, stakeholder, sportelli e mozioni: tutto molto ordinato, tutto molto istituzionale.
Ma intanto il cuore industriale della città — l’automotive — continua a perdere colpi e il Sindaco, invece di proporre soluzioni concrete, scarica la responsabilità sul Governo e demonizza l’uso dell’auto.
Mobilità o caos? A Torino è guerra all’automobilista.
Piste ciclabili ovunque, spesso mal progettate e talvolta sui marciapiedi, diventano trappole per pedoni e ciclisti. Corsie preferenziali spuntano come funghi, mal segnalate e invasive, e riducono lo spazio per chi guida.
Il risultato? Traffico paralizzato, code interminabili, inquinamento alle stelle. La chiamano “mobilità sostenibile”, ma a Torino sembra solo mobilità insostenibile.
E poi c’è la sicurezza.
Torino è diventata un caso nazionale per la criminalità diffusa: interi quartieri ostaggio del degrado, cittadini costretti a vivere nella paura. Lo Russo minimizza, dice di non voler fare il “sindaco-sceriffo”. Ma qui non si tratta di sceriffi: si tratta di governare.
Lui siede periodicamente al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica: di competenze ne ha, ma i fatti parlano chiaro. La città è fuori controllo, il degrado avanza senza freni, le strade sono insicure e i cittadini esasperati.
La sicurezza non è un tema secondario: è il fondamento della qualità della vita. Se Lo Russo non è in grado di garantirla, allora non è in grado di governare.
E infine, mi chiedo:
che fine ha fatto quel Sindaco che in campagna elettorale si sedeva tra la gente nei mercati, promettendo ascolto, vicinanza e una qualità della vita migliore?
Quel Sindaco oggi non si vede più. È sparito dietro le slide, i convegni e i rendering. E mentre, lui, racconta una Torino che non esiste, quella vera è scivolata dal 19° al 54° posto nella classifica annuale della Qualità della vita a cura del Sole24Ore.
Un crollo verticale che non è solo un dato statistico: è la fotografia di una promessa tradita. Torino non è più la città che Lo Russo aveva promesso. È la città che lui ha dimenticato.
I sondaggi del Sole24ore lo confermano: Lo Russo sprofonda al 72° posto tra i sindaci italiani per gradimento. Non è solo un dato: è un segnale politico forte. Il Sindaco ha perso il contatto con la città, con i suoi problemi, con la sua gente.
Nel 2027 si voterà. E il giudizio non lo scriveranno le slide, ma le urne. Se Lo Russo continuerà a raccontare la Torino di domani dimenticando quella di oggi, rischia di diventare ciò che Torino non vuole più: un altro fantasma della politica.

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